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sabato 16 febbraio 2008

OBELISCO DI LECCE

Notturno ricordo avanti il ritorno
del favoloso Salento
di centenari ulivi
belli di papaveri e di brezze marine.

RITORNO

Quattro volte trascorso il tempo
ad Ulisse concesso per Itaca ritrovare
son tornato, brevi ahi i giorni,
a Voi
degli avi terre di vigne e d'olivi.

M'hanno accolto le case di uomini e Dei
per me s'è levato di papaveri il rosso canto
e il mare la veste più azzurra ha indossato.

Tutte Puglia hai toccate del cuore le corde
al figlio cui insubre suolo die' il Fato.


Rimane d'abbraccio il ricordo

col sorriso di Attis
il vento marino
la barca per il ritorno.

VENERE D'EGNATIA

Dalla teca museale mi guarda
l'eterno femminino di marmo.

Finissimi capelli spartiti sulla fronte
disegnano di perfezione ovale
con tratti fascinosi da ammirare.

Figlia fu d'un umano Nausica od Euridice?

L'aria pare risuoni per lodi d'Odisseo
e che s'incanti il mondo per la lira d'Orfeo.

La scruti e sei rapito dai delicati lobi
adorni un tempo di cesellati ori.

Sfolgora forma divina pel desiderio vano
e in cuor profondo lascia della visione il segno.

AL MARE

Quando disceso alla spiaggia
nell'ombra fresca sotto lo scoglio
vedi dormir la Sirena
cullata dai sistri delle cicale al meriggio
non la destare
chè Sorte a tutti non diede
un volto divino mirare.

NEL VIAGGIO

Da Ostuni
sulla via che scende tra gli oliveti
e a Lecce conduce
quando il Sole vigore riduce
soffèrmati un olivo ad abbracciare
producerà più frutti a ringraziare.

NELL'OLIVO

Dall'aperto tronco d'olivo
s'affaccia la ninfa ospitata
desta dal lampo di Giove
che tuona dai nembi a cercarla.

Sorride l'eterna fanciulla
e leste colombe leggere
al nume riportano il riso.

Placato dal cielo si scioglie
divino liquore che scende:
il volto splendente l'accoglie
il corpo ricama di perle.

D'intorno accompagna le stille
il canto dell'onde tranquille.

PITOSFORO A MARE

Di mare e pitosfori è l'aria profumata
il Sole, caldo raggio, fora la nuvolaglia
il faro difende il santuario
attende il porticciolo in basso.

Salpa la barca con le gonfie vele
per Eolo che la spinge sulle onde
da Leuca bianca ed il gabbiano stride
a te che marinaio hai cuor d'Ulisse.

FIORE DI CAPPERO

Stavi sulla scoscesa costa
specchiata nel celeste salentino
tra Leuca e Otranto.

Ti perse la bellezza
che a coglierti spinse

chi vide nel fulgore
nuovo piacere al cuore.